Lettera delle chiese di Lione e Vienne a quelle dell'Asia e di Frigia, con il resoconto sull'esecuzionedei Martiri avvenuta durante la persecuzione della comunità cristiana 177 e 178. Il magistrato trasformò la persecuzione in una azione giudiziaria vera e propria, una eccezione alle vigenti disposizioni anticristiane di Traiano e Adriano,che vietavano la ricerca dei cristiani per iniziativa delle autorità, se non confortate da accusa specifica. In questo periodo il culto dell'imperatore viene ufficialmente rifiutato, ma la sacralità dell'impero è ormai un fatto acquisito, gli imperatori non chiedono il culto alla loro persona e tentano anzi di limitarlo, ma le folle e anche gli intellettuali fanno a gara nel tributare all'imperatore e alla sua famiglia onori divini. Con un rescritto Traiano regola ora, in modo ambiguo ma stabile, i suoi rapporti con i cittadini con una norma che rimarrà in vigore fino a Valeriano. Nella lettera databile tra il 109 e il 111 indirizzata a Traiano, Plinio comincia dichiarando di non aver partecipato ai processi contro i cristiani, ciò significa che al tempo di Plinio (governatore della Bitinia)quindici anni dopo l'avvento al trono di Traiano, i processi contro i cristianidavanti ai governatori provinciali, non erano un fatto nuovo, ma un fenomeno ricorrente. Nonostante la mancanza di istruzioni ricevute da Traianosui processi di questo tipo e la mancanza di esperienza personale, Plinio mostra di non avere dubbi, mandando a morte i cristiani confessi. Plinio sa, che in base alla legge, i cristiani confessi devono essere condannati. Quale fosse secondo Plinio il contenuto di queste leggi lo si deduce dalle prove che egli chiede a coloro che accusati di cristianesimo, negano di essere cristiani; imponendo agli accusatidi sacrificare agli dei, di rivolgere suppliche con incenso e con vino all'immagine dell'imperatore e di dir male di Cristo. Plinio mostra di ritenere implicite nella colpa del cristianesimo le colpe di ateismo e di superstitio illecita e una mancanza di riverenza nei riguardi dell'imperatore, delle colpe religiose, che per il rifiuto del culto imperiale, tendono ad assumere significato politico. In questa lettera egli si dilunga sull'informare Traiano riguardo l'interrogatorio da lui condotto sotto tortura di due donne a proposito delle riunioni di cristiani e conclude di non avere trovato null'altro che una superstizione malvagia e smodata. plinio conosce bene la diffidenza di Traiano per ogni forma di vita associativa ed il suo timore per le società segrete e si preoccupa di tranquillizzarlo, sottolineando anzi l'impegno dei cristiani ad un comportamento conforme alla morale e alle leggi, rivelando il vero animo del rescritto e giustificando la sospensione dei processi, non più dovuta all'inesperienza, ma al desiderio di evitare una inutile strage. Percorrendo gli itinerari marittimi dei mercanti, il cristianesimo era arrivato presto nella Gallia meridionale e la chiesa cristiana di lione, probabilmente già costituita verso il 150, contava numerosi fedeli di ogni età e condizione sociale. Nel 177 scoppiò una violenta persecuzione anticristiana, (nel 177 Marco Aurelio aggira il rescritto traianeo rinfacciando ai cristiani la mancanza di solidarietà nei confronti dell'impero) che iniziata nelle vie e nei luoghi pubblici, si trasferì nei tribunali, concludendosi nell'anfiteatro dove i cristiani subivano il martirio. Nel V libro della storia ecclesiastica, Eusebio di Cesarea, riporta i brani principali di una lunga lettera ai fedeli della comunità di Lione e della vicina Vienne ai fratelli di alcune chiese orientali; è l'unico documento della persecuzione del 177, ma è un testo vario, ampio e drammatico, in cui all'elemento narrativo si intrecciano numerose considerazioni teologiche e morali: Cristo che vive nei martiri. Il problema degli apostati ed il problema del montanismo folle invase da un cieco furore contro i cristiani, autorità pagane timorose di non applicare bene gli articoli di legge, cristiani eroici, cristiani pavidi, sono i protagonisti della vicenda. Tra i martiri vi sono personaggi illustri del clero locale, come il vescovo Porfirio e il diacono Santo; individui noti per la posizione sociale o per la professione, come Vezzio Epigato e Alessandro; creature umili come la schiava Claudina. L'eroismo dei martiri nell'affrontare le prolungate torture, stupisce i pagani, è un motivo di edificazione per i cristiani, da assistenza e qualche volta supera le loro previsioni, come nel caso della fragile Blandina.